venerdì 23 maggio 2008

Energia fai da te

Tanto lontano da una realtà prossima? Forse sì... ma può essere uno spunto per capire come si dovrà intendere la nuova società moderna. La recessione economica congiunta con la crisi energetica, che presto sarà più rilevante, costringeranno la società a cambiare le proprie abitudini. Con ogni probabilità chi sarà più preparato emergerà e troverà nuove vie per arricchirsi a spese dei ceti sociali meno abbienti o meno acculturati. Si dovrà lottare per evitare nuovamente che si crei una casta di poteri forti con pieno controllo sulle risorse energetiche. Lottare per non permettere che le fonti di energia alla portata di tutti diventino una chimera. Un nuovo MedioEvo è alle porte e la società dovrà essere pronta.

Fino all'ultima goccia!



La prossima fine dell'"economia del petrolio"

Tenendo conto di tutte le riserve mondiali, analizzando separatamente con il metodo di Hubbert tutte le aree petrolifere del pianeta, la loro natura e le loro prospettive future, la conclusione è che il ritmo di estrazione del petrolio raggiungerà un massimo attorno alla fine del presente decennio, e poi incomincerà a diminuire : e verso il 2050 si ridurrà all'incirca alla metà di quello attuale! Per il gas naturale l'andamento è analogo, il picco di estrazione è semplicemente spostato in avanti di 10 - 20 anni , ma la diminuzione successiva è inesorabile. Un'obiezione che viene spesso sollevata è che vi sono ingenti giacimenti di "petrolio non convenzionale" (sabbie e scisti bituminosi. idrocarburi pesanti o in acque profonde), il cui sfruttamento però non solo è problematico dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto, ancora una volta, per la resa energetica.

Quello a cui saremmo di fronte, allora, non sono tanto (o solo) giganteschi interessi, una lotta per la supremazia petrolifera, ma la sopravvivenza stessa delle società industriali, dell'"economia del petrolio". Si tenga presente che il grado di dipendenza di queste società dal petrolio si aggira sull'80 %. Il tutto è aggravato dal fatto che, come ricordano anche gli articoli citati di G&P, si prevede inoltre un enorme incremento della domanda mondiale di questi combustibili fossili: secondo l'ultimo "Annual Energy Outlook" del Dipartimento dell'Energia nordamericano, del 61 % nei prossimi 25 anni, quando invece si estrarrà già annualmente meno petrolio rispetto ad oggi.

Queste fosche prospettive sono state occultate con ogni mezzo dalle compagnie petrolifere, ma oggi la loro evidenza incomincia a fare inevitabilmente breccia: il 25 agosto del 2002 la Shell ha ammesso in una dichiarazione al Sunday Times che "Potremmo vedere scarsità di petrolio dal 2025".

Vi è poi un'ulteriore conclusione che complica il quadro e spiega l'importanza cruciale dell'area mediorientale. Infatti il tasso di estrazione del petrolio nei paesi non-OPEC (che fino ad oggi è stata superiore alla produzione dei paesi OPEC) è già arrivata al massimo in questi anni ed incomincerà a diminuire, per venire superata dalla produzione dei paesi OPEC intorno al 2007. Ricordiamo che all'OPEC (fondato nel 1960) aderiscono attualmente i seguenti paesi: Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Venezuela (Ecuador e Gabon ne sono usciti).

Fino all'ultima goccia

In questo quadro si capisce molto meglio la caparbietà degli Usa nel volere sferrare questa guerra, costasse anche mille miliardi di $, e ridisegnare la geografia politica e l'assetto del Medio Oriente. Non vi è dubbio che gli obiettivi di questa guerra, e di tutta la strategia messa in atto da Washington dopo il crollo dell'Urss con le colossali spese militari connesse, sono molteplici: l'esigenza di supremazia ed egemonia planetaria, le istanze e il ricatto del sistema militare-industriale, il sostegno dell'economia interna, l'indebolimento e la divisione dell'Europa, lo sbarramento della Cina, l'emarginazione della Russia, i giganteschi e di solito taciuti interessi legati al mercato internazionale della droga, uno dei più grossi giri d'affari a livello mondiale. Il problema delle forniture energetiche comunque diviene vitale, non solo per gestire gli enormi interessi futuri, ma per la stessa sopravvivenza di questo sistema: del resto, tutti questi obiettivi, lungi dall'essere in contraddizione, si integrano tra loro. Direi addirittura che George W. Bush, dal suo punto di vista, non può fare altro! Washington ha stracciato il Protocollo di Kyoto; ha stabilito che non vuole (o non può) rallentare la propria locomotiva davanti a nulla; che non ammette problema ambientale, umanitario, globale che possa anche lontanamente ostacolarla. L'America continuerà come ora, o peggio, costi quel che costi, a dispetto di tutto e di tutti: se sarà necessario, "Muoia Sansone e tutti i Filistei".

Ma tra poco non ci sarà petrolio per tutti, ed è vitale stabilire un'assoluta egemonia mondiale, occupare militarmente le regioni strategiche ed accaparrarsi tutto il petrolio che verrà estratto, fino all'ultima goccia. Su queste basi si inquadra tutta la politica di Washington degli anni '90: l'estensione della sua egemonia sul Caucaso e sulle repubbliche ex-sovietiche dell'Asia centrale (G. R. Capisani, "Uzbekistan a stelle e strisce" G&P, n. 86, p. 17; A. Lodovisi, "Povertà senza fine, G&P, n. 95, p.9) e l'occupazione del relativo corridoio dell'Afganistan (G. Monbiot, "Sognando un oleodotto", e F. Schlosser, "Alla conquista dell'eldorado petrolifero", G&P, n. 85, pp. 25, 26), perché l'obiettivo dopo l'Iraq sia l'Iran, la sua politica in America Latina, la sua penetrazione, anche se per ora più discreta, in Africa (C. Jampaglia, "L'Africa cambia", G&P, n. 91, p. 14).

Quello che proprio non si capisce, invece, è l'Europa: possibile che i nostri governanti non capiscano che non potranno stare all'infinito all'ombra, e al servizio del potente alleato di oggi, che quando sulla zattera non ci sarà più posto per tutti verranno buttati a mare senza tanti complimenti anche loro? Come suol dirsi, ... ci sono o ci fanno?

Siamo veramente nelle mani di un gruppo di ladri, furfanti, affaristi senza scrupoli che reggono i destini del mondo e dell'umanità. Perché "un mondo diverso sia possibile" è assolutamente necessario cambiare radicalmente, e al più presto, il modello di produzione e di consumi, i concetti di benessere e di sviluppo: l'"economia del petrolio" non è più sostenibile. Molti sarebbero i problemi connessi al "picco del petrolio" che dovrebbero essere affrontati (le alternative energetiche; le emissioni di CO2, soprattutto se aumenterà il ricorso al carbone; le concomitanti crisi ambientali), ma in questa sede ci premeva soprattutto porre il problema centrale in relazione alla crisi irachena e mediorientale.

fonte: Jura Gentium

giovedì 22 maggio 2008

IL Petrolio sfonda quota 135$



Il prezzo del petrolio greggio ha superato stanotte a New York il tetto dei 135 dollari a barile. Più tardi nei mercati asiatici è ripiegato di circa 50 centesimi. Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a mezzogiorno a Singapore il greggio per consegna a luglio è stato trattato a 134,58 dollari a barile, con un aumento di 1,41 dollari rispetto a ieri sera a New York.

Nella notte il greggio aveva superato il tetto dei 135 dollari venendo trattato fino a 135,04 dollari a barile. Ieri sera, alla chiusura delle contrattazioni era salito a 133,17 dollari con un aumento di 4,19 dollari.


fonte: rainews24

martedì 20 maggio 2008

La Terza guerra mondiale è già scoppiata?



Il mondo, oggi, consuma circa 28 miliardi l'anno di barili di petrolio ed è, evidentemente, un consumo in crescita (il petrolio è quasi l'unica "fonte energetica" per i mezzi di trasporto e, quindi, al momento non può essere immediatamente sostituito in tale impiego).
Chi sono, oggi, i maggiori consumatori mondiali?

Stati Uniti: 7.24 miliardi di barili l'anno (25.9% del totale);
Europa: 5.5 miliardi di barili l'anno (19.7% del totale);
Cina: 2.2 miliardi di barili l'anno (7.9% del totale);
Giappone: 2.0 miliardi di barili l'anno (7.0% del totale).

Più dei consumi attuali, tuttavia, interessa la previsione dei consumi futuri.

Nel 2020 (la stima è dell'Iea: International energy agency) il mondo consumerà oltre 42 miliardi di barili l'anno di petrolio: il 50% in più dei consumi attuali.
I problemi, però, sono sostanzialmente due:
Su quel tasso di sviluppo, i prezzi "voleranno" oltre i 100 dollari al barile;
Nonostante ciò, sarà impossibile soddisfare quella domanda di petrolio.
Un certo Campbell, il massimo esperto mondiale di estrazioni petrolifere, ha fatto due conti ed ha scoperto che:
Le nuove scoperte di petrolio, hanno toccato il massimo nel 1964;
La produzione mondiale di petrolio ha toccato il massimo incremento nel 2004.

Significa che: dal 1964 in poi, si scoprono sempre meno giacimenti nuovi e, dal 2004 in poi, la produzione di petrolio cresce ad un ritmo inferiore al precedente (ante 2004).

Il tasso di crescita della produzione mondiale di petrolio, prima del 2004, era dell'1.4% l'anno e, dunque, se i conteggi di Campbell sono giusti, da qui al 2020 sarà inferiore a quel valore.

La differenza tra consumi e produzione si fa sempre più grande, fino a diventare abissale ed incolmabile.
Ed è, semplicemente, evidente che: più la differenza tra consumo e produzione si fa grande, e più i prezzi del barile di petrolio salgono, fino a livelli inimmaginabili (intorno a 200 dollari per barile), quando quella differenza dovesse superare i 5 miliardi di barili l'anno (intorno al 2015).
Mi direte: ma, se la produzione non ce la fa a stare dietro al consumo, bisognerà trovare altre fonti energetiche, diversamente si crea una "frattura" insanabile.

Vero, in teoria; in pratica non è così, perché il grosso del consumo di petrolio alimenta (principalmente) i mezzi di locomozione (autovetture, camion, aerei etc..) per i quali, all'orizzonte prossimo (i prossimi 5-10 anni), non c'è alcuna alternativa (immediatamente utilizzabile) al petrolio.
Sicché il consumo è, in gran parte, rigido ed incomprimibile (almeno per i prossimi 5-10 anni).
E ciò comporterà due conseguenze nefaste:
I prezzi andranno alle stelle;
Non ci sarà abbastanza petrolio per tutti (e, quindi, alcuni consumatori dovranno, necessariamente, essere "scoraggiati" con la "forza" dall'utilizzo del petrolio).

Adesso osservate la prima tabellina (in alto a questo foglio): quali sono i due paesi che consumano di più?
Oggi sono l'Europa e gli Stati Uniti; in futuro saranno la Cina e gli Stati Uniti.
La Cina , in particolare, per "alimentare" il suo tumultuoso sviluppo (il Pil cinese cresce del 9.3% l'anno) ha disperato bisogno di petrolio, e non potrà, per nessun motivo, rinunciare neanche ad una goccia di quello che gli serve.
E gli Stati Uniti?
Neanche loro possono fare a meno del petrolio; neanche l'Europa e men che meno il Giappone.
E, quindi, come si fa quadrare questo cerchio?

...... Con una guerra.
Una parte del mondo, dovrà essere "costretta" a non utilizzare più petrolio (o a consumarne molto meno di adesso), in modo che il consumo totale sia (più o meno in linea) con la produzione.
Vedete altre soluzioni?
Per favore, lasciate perdere le fonti alternative (sole, vento, acqua, idrogeno, etc..): qui stiamo discutendo di futuro prossimo (da qui al 2015) e non di "calende greche"; e nel futuro prossimo, quelle fonti non saranno in grado di sostituire il petrolio.
Il problema, secondo me, è chi farà la guerra contro chi (europei, giapponesi ed americani contro cinesi ed arabi oppure altre possibili "alleanze")?
In ogni caso, le prime "battaglie" sono già iniziate: americani ed inglesi hanno invaso l'Iraq (per "esportare" la democrazia, s'intende, mica per "impadronirsi" del loro petrolio), ed i cinesi si stanno muovente in Sudan e Ciad (con lo stesso obiettivo).

Al prossimo "giro", americani ed inglesi attaccheranno l'Iran (sempre per "esportare" la democrazia, inutile dirlo) ed i Cinesi decideranno dove "esportare" la loro democrazia popolare.
La guerra, dunque, è già iniziata nell'incredulità generale, indotta dalle straripanti stronzate del regime mediatico in cui viviamo (tipo: "esportare la democrazia", "peace keeping", progresso e sviluppo per gli oppressi e via così, ad minchiam); ed è una guerra che ha già fatto milioni di morti (sono più di un milione le vittime irachene, decine di migliaia quelle afghane, e circa tremila i soldati americani ed inglesi già morti in combattimento).
Questa guerra ha già prodotto (quasi) tanti morti, quanti ne hanno causato tutte le guerre napoleoniche; eppure, un pubblico semi-addormentato dalle vicende del "Grande fratello" (o da altre, simili, scemenze televisive), continua, incredibilmente, a baloccarsi con l'idea che, in Iraq si stia combattendo per "assicurare" pace e libertà agli iracheni.
Esattamente come quegli americani che, nel dicembre del 1941, si sorpresero e s'indignarono per l'attacco giapponese a Pearl Harbor, trascurando il fatto (nascostogli, ovviamente, dal loro presidente) che, avendo la flotta americana imposto l'embargo petrolifero al Giappone (vedete come, alla fine, il petrolio determina i conflitti moderni), ed essendo lo stesso Giappone dipendente al 100% dai rifornimenti di petrolio via mare, quest'ultimo non aveva che due alternative: arrendersi senza neanche combattere (le scorte di petrolio potevano coprire un periodo massimo di nove mesi), oppure attaccare di sorpresa la flotta americana, rompere l'accerchiamento e "riconquistare" l'utilizzo delle rotte via mare.

L'ammiraglio Nimitz (quello della battaglia di Midway), dopo la guerra disse: "l'unica sorpresa di Pearl Harbor, fu che i giapponesi avessero impiegato tanto tempo prima di attaccarci; noi ce l'aspettavamo almeno due mesi prima".
Eppure, ancora oggi, un sacco di gente pensa che l'attacco giapponese sia stato un "vile colpo a tradimento" inferto dai "cattivi" orientali ai "buoni" americani.
La storia, come vedete, si ripete sempre, e gli stupidi non tramontano mai.


tratto da : disinformazione.net

lunedì 19 maggio 2008

Entro il 2012 petrolio a 225 $ al barile

Di puro allarme lo studio di una banca di investimenti canadese, la CIBC, riportato da Marketwatch.

L'offerta di petrolio è inferiore alle stime ufficiali, mentre è molto improbabile che la domanda veda un calo a breve termine. Offerta scarsa e domanda forte porteranno il prezzo del petrolio e della benzina a raddoppiare entro il 2012.

L'articolo spiega molto bene cosa sta accadendo, tutto ciò che noi conosciamo benissimo: i problemi dell'OPEC, le riserve sovrastimate, la depletion eccetera.

Ma io avrei qualche dubbio sull'ottimismo di un prezzo raddoppiato tra 4 anni: qualcuno sostiene che ciò avverrà al massimo nel 2010. Il prezzo è raddoppiato ogni anno, negli ultimi anni: se il trend continua, l'anno prossimo sarà a 240 e nel 2010 a 480!

Naturalmente c'è una crisi economica talmente seria all'orizzonte, da poter sparigliare tutte le carte...

Anche tu hai 30 schiavi energetici...?

Per meglio capire la situazione di privilegio in cui ci colloca la disponibilità di energia a basso prezzo è interessante paragonare l’energia consumata dalle macchine che usiamo tutti i giorni con quella che può produrre un essere umano.
Un uomo in buona salute può generare una potenza di circa 800 W per un tempo breve, ad esempio salendo di corsa una rampa di scale, ma in una attività continuativa non riesce a sviluppare una potenza superiore a circa 50 W.
Per tenere acceso un televisore, che richiede una potenza di circa 80 W, sarebbe quindi necessario il lavoro continuativo di una persona e mezzo. Per far funzionare una lavatrice (circa 0,8 kWh per un lavaggio a 60 °C) ci vorrebbe il lavoro di una quindicina persone per un ora. Il motore di un’automobile di media cilindrata, che eroga una potenza di circa 80 kWh, viaggiando a velocità di crociera, compie un lavoro pari a quello di 1.600 persone.
Anche la produzione di cibo richiede molta energia. Per far crescere una mucca (5 quintali) è necessario utilizzare 3.500 litri di petrolio se si considera tutto l’investimento energetico messo in opera in una fattoria, dai fertilizzanti alle macchine; il che significa che ogni chilo di un capo bovino “vale” 70 kWh di energia, ovvero l’equivalente di circa 200 giornate lavorative di 8 ore di una persona.
Ci possiamo permettere questo deficit energetico solo perché il prezzo dell’energia oggi è basso.
In base a calcoli di questo tipo si può stimare che in media ogni cittadino italiano ha perennemente a disposizione circa 30 “schiavi energetici” , un lusso che non si poteva permettere neppure un principe del Rinascimento!!!
Di questi 30 nostri schiavi 12 hanno il compito di far funzionare la lavatrice, la TV, lo stereo, l’aspirapolvere e la lampada abbronzante.

Tutto questo ci può dare una misura di quanta energia consumiamo noi cittadini dei Paesi sviluppati e ci fa capire che, a causa del suo bassissimo costo, l’energia viene usata anche quando non ce ne sarebbe bisogno: viene,cioè, sprecata

Il ritorno alle biciclette...



Come cambierà la nostra vita tra qualche anno?